Flower Massage

Il massaggio Bach e le proprietà curative dei fiori selvatici

Conversazione con Kudrat Kaur

Intervista estratta da:
P. Sanvitale, La mano che cura. Dialoghi con i maestri del benessere. Marsilio Editori, a cura della Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, Venezia, 2011.

Photo © Laila Pozzo Chi ha poco tempo per curare la propria salute, un giorno utilizzerà molto del suo tempo per curare la propria malattia. Anonimo

Gli stati d’animo negativi generano malattia. Questo, in sintesi, il pensiero di Edward Bach, il medico gallese che settant’anni fa ha scoperto, estratto e stabilizzato in tinture madri e successive diluizioni le proprietà curative dei fiori selvatici conosciuti come dr. Bach Flower Remedies.

Laureatosi in medicina a Londra nel 1912, di lì a poco Bach è direttore del Pronto Soccorso dell’University College Hospital e poi assistente nel reparto di Batteriologia e Immunologia, dove individua la relazione tra le malattie croniche e la presenza nell’intestino umano di particolari ceppi di batteri.

Nel 1917, a trent’anni, la scoperta di soffrire di una metastasi alla milza e di avere tre mesi di vita è l’occasione per comprendere che la malattia si scatena quando non si vive in armonia con il proprio essere e che “non vi è vera guarigione senza la pace dell’anima e la gioia interiore”, pensiero positivo che gli farà superare brillantemente la fase critica della malattia, tra lo stupore generale.

Tra il 1918 e il 1922 Bach lavora all’Homeopathic Hospital di Londra dove, grazie al suo studio sui batteri, mette a punto sette vaccini intestinali da assumere per via orale, chiamati

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“nosodi”. Dopo attenta e lunga osservazione, intuisce che aisette ceppi di batteri isolati corrispondono altrettante personalità e stati d’animo: paura, incertezza, insufficiente interesse per il presente, solitudine, ipersensibilità alle idee, scoraggiamento, eccessiva preoccupazione per gli altri. Col tempo, poi, giungerà alla conclusione che sono le emozioni, i conflitti dell’animo umano a determinare l’insorgenza di alcune malattie e non viceversa. Sulla base di questo principio inizia a produrre i primi rimedi floreali – Mimulus e Impatiens – secondo il metodo dell’”esposizione al sole”.

Il suo calore libera e potenzia le proprietà guaritrici dei fiori selvatici con la collaborazione dell’acqua che ne trattiene le vibrazioni positive e le trasmette al paziente. In seguito a questa scoperta, di fronte alle minacce di espulsione dall’Ordine dei medici, Edward Bach decide di autosospendersi e di rinunciare al titolo di dottore in Medicina. Tra il 1930 e il 1935 porta a termine lo studio di altri 36 fiori selvatici e della loro influenza sui diversi stati d’animo, ai quali aggiungerà il Rescue Remedy, una miscela di cinque tra questi fiori che agisce in particolare in condizioni di stress e di paura.

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Il dottor Bach muore per un’ischemia cardiaca, durante il sonno, la notte del 27 novembre del 1936, a cinquantuno anni. Il tumore che lo aveva colpito a trent’anni ha soltanto sfiorato la sua vita, come fosse una meteora. Perché “la malattia è solo ed esclusivamente correttiva. Essa non è vendicativa né crudele”. Per Bach “ognuno è medico di se stesso e basta pensare a che tipo di persona si è e a come ci si sente, per trovare tra i rimedi quello di cui si ha bisogno”.

Unendo i principi della floriterapia di Bach con le conoscenze in tema di agopuntura, Ayurveda, tecniche cranio sacrali e massaggio metamorfico – trattamento rilassante che aiuta a superare i blocchi emotivi e permette al “fiume della vita” di scorrere libero – nasce il Flower Massage di Ermanno Paolelli, medico psichiatra e omotossicologo salernitano che da anni si occupa di Medicina Funzionale e di Biorisonanza, e che oltre a essere direttore scientifico dell’Istituto nazionale di Bioterapie, è presidente della Società Italiana di Psichiatria Olistica e della Società Italiana di Floriterapia.

Del Flower Massage abbiamo parlato con Kudrat Kaur, naturopata ed erborista, insegnante di Yoga e Tai Chi, e di Floriterapia del Dr.Bach” in scuole di naturopatia e di

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counseling olistico. “Ho imparato il Flower Massage, il massaggio floreale, dal suo ideatore, il dottor Ermanno Paolelli. Il suo studio ha arricchito non solo la mia esperienza professionale, ma anche e soprattutto la mia vita”, dice Kudrat Kaur.

Come si svolge, nella pratica?

Prima del trattamento e a seconda delle esigenze individuali, si aggiungono alcune gocce Bach a un olio di base la cui composizione è tenuta segreta. A volte è la medesima composizione floreale che la persona sta assumendo: in questo caso l’effetto terapeutico ne viene enormemente potenziato. Il trattamento dura circa 50 minuti e consiste nel massaggiare tutto il corpo, viso compreso, seguendo un percorso ben preciso, volto a riequilibrare i diversi campi energetici che si esprimono dentro e intorno a noi e che in modo sottile, ma anche molto diretto, rispecchiano e intervengono sul nostro stato emotivo. Il massaggio è profondo ma delicato: le mani si soffermano su alcuni punti di agopuntura e su alcune stazioni energetiche importanti per l’equilibrio del sistema corpo-mente.

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Cos’ha di speciale il Flower Massage?

I fiori esprimono il loro potenziale curativo in canali particolari attraverso i quali raggiungono direttamente le aree del corpo dove talvolta si cristallizzano le emozioni. Oltre ad un concreto rilassamento fisico, il massaggio floreale offre l’occasione di entrare in contatto con i propri tratti psicoemozionali – che sono poi quelli che contribuiscono a incrementare le più disparate disarmonie e squilibri nel sistema mente-corpo - e ad accrescere e prolungare i benefici di un’eventuale cura di Fiori di Bach per via orale.

Qualcuna delle sue clienti si addormenta mai durante il trattamento?

Può capitare che una persona si addormenti o che entri in uno stato di profondo relax che precede il sonno. Sono attimi in cui possono avvenire chiarimenti importanti sulla propria natura o in cui prendono forma forti spunti di riflessione. Spesso le mie clienti raccontano di vivere, attraverso immagini e sensazioni, il dissolvimento di alcuni stati emozionali, senza ricordare bene cosa è effettivamente accaduto.

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Cosa sente quando appoggia le mani su una cliente?

Premesso che chi massaggia non fa diagnosi, spesso tra l’operatore e il ricevente si stabilisce una comunicazione che non ha bisogno di parole. Il massaggio è un momento molto intimo e spesso percepisco i profondi mutamenti che avvengono nella cliente e sono in grado di anticipare le eventuali turbe energetiche che potrebbe vivere come un disagio. Personalmente trovo quasi miracoloso avvertire come un sistema corpo-mente possa sintonizzarsi su una frequenza di armonia e silenzio interiore in meno di un’ora. Quanto sarebbe meraviglioso tornare alla cultura della mano: svilupperebbe e manterrebbe vivo il senso di comunione con l’altro. Nutrirebbe anche i bisogni più semplici e immediati come quelli di una rassicurante carezza.

Quanto del suo cuore c’è nel suo massaggio?

Penso che sia riduttivo dire che il massaggio si fa con le mani. Perché è tutta me stessa, nella mia più totale integrità, che sta lavorando in quel momento. Non sento la mia mano separata dal resto del corpo, tanto che quando la guardo mi chiedo: questa mano, di chi è? Agire con il cuore – che deve sempre rimanere neutro e aperto a tutti indistintamente – è

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il grande segreto della felicità. Anche nel Flower Massage il sostegno dell’ascolto, dell’accettazione, della compassione, tutte manifestazioni del cuore, sono determinanti per espandere i benefici.

Ritiene dunque che difficilmente la tecnologia potrà sostituirsi alla mano?

Non amo le macchine in generale e mi è difficile accettare l’idea che apportino benefici nel riequilibrio energetico di qualcuno. Sono convinta che l’attimo terapeutico si concretizzi nel momento in cui due individui entrano in relazione profonda tra loro, in una sorta di fusione che va al di là dell’identità e del ruolo di ognuno, un incontro sottile che supera la forma terapeutica. La guarigione, il benessere, ha sempre duplici effetti, in chi fa e in chi riceve il massaggio.

Ha un motto che accompagna il suo percorso personale e il mestiere che fa?

Non ho motti, ma ho una convinzione profonda: che ci piaccia o no, tutto ciò che accade è puro insegnamento. Questa è stata la forza motrice che, tempo fa, dissolse la mia

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timidezza e le mie più intime paure e che ancora oggi mi accompagna ricordandomi che fino a quando rimango “nel cuore” e comunico ”con il cuore”, ogni conflitto svanisce aprendo la strada a una verità superiore che mi aiuta a esprimermi nella vita in modo più libero e autentico.

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Articoli

Di seguito potete consultare gli articoli da me pubblicati sulla rivista Vivere lo Yoga . E' possibile scaricare una copia dell'articolo nella sezione News&Multimedia

Il Tao Yoga nella danza delle stagioni

Tao Yoga - Riconoscersi nel macrocosmo


Stefania Floreani Yoga

Tai Chi Chi Kung

E’ attraverso il Tai Chi Chi Kung (13 movimenti) che tutti gli insegnamenti del Taoyoga possono essere fusi in una danza estatica di meditazione che attiva circuiti energetici, rafforza il corpo e dona elasticità ed energia ai tendini.

E’ una forma molto antica, ma semplice da praticare, che contiene tutti i movimenti essenziali del Tai Chi; è di rapido apprendimento e permette di acquisire le metodologie apprese durante gli esercizi delle tecniche taoiste. Ciò consente all’allievo di entrare in profondità nella pratica, dando modo di sperimentare la “struttura interna” del corpo ovvero di comprendere le geometrie interne alle posizioni dinamiche e la perfezione della respirazione nella sua espressione di scambio energetico con l’ambiente.

Per i taoisti la vita è un'eterna danza tra gli opposti che si compenetrano: il Tai Chi Chi Kung, che è parte integrante della tradizione taoista, è l'espressione del Tao stesso e la sua struttura interna è ciò che permette al corpo di muoversi nell'Unità.

Attraverso questa disciplina è possibile imparare di nuovo a muoversi liberamente, in modo naturale, con tutte le parti del corpo in armonia e unità, sia strutturalmente che energeticamente. Il termine Chi Kung viene aggiunto dal Maestro Mantak Chia per indicare questo raffinato lavoro di ascolto del flusso energetico, in modo da poterlo gestire, trasformare ed arrivare ad ottenere uno stato di equilibrio interno. Secondo il Maestro questa è la base della pratica di ogni Tai Chi.

I sei suoni curativi del sistema taoista

suoni curativiPer i saggi taoisti la psiche non si trova nel cervello, ma in tutto il corpo. Il corpo pensa e si emoziona, la qualità della vita ne viene influenzata. Governare le emozioni ci permette di condurre un'esistenza armonica e sana, viceversa saremo vissuti dalle nostre emozioni. Le emozioni negative ci avvicinano alla malattia nel produrre squilibri che sempre più ci allontanano dalla nostra vera essenza.

Al fine di sfruttare a pieno le potenzialità della vita e consapevoli dell’enorme potenzialità dei processi emozionali, gli antichi saggi taoisti hanno scoperto una serie di suoni/vibrazioni, che permette agli organi di trasformare le emozioni codificate e non, riequilibrandole per sfruttare al massimo il loro potenziale evolutivo di trasformazione. Il suono degli organi corrisponde alla vibrazione dell’organo stesso quando è sano ed in armonia; attraverso il principio fisico della risonanza, l'organo lo riconosce e attraverso di esso si purifica, si sintonizza su un piano più consono ed equilibrato. Proprio come accordare uno strumento musicale.

La pratica dei suoni curativi taoisti migliora il benessere, il flusso energetico e il riequilibrio Yin e Yang nel sistema mente-corpo; bilancia le emozioni trasformandole in virtù (dimensione dell'anima, autenticità); porta a percepire gli organi in termini energetici, di calore, di pulsazione fino a coglierne lo Shen (la luminosa intelligenza spirituale); il dialogo con gli organi è continua trasformazione e autoguarigione. Attraverso il veicolo del suono, il Chi -soffio vitale- scende in profondità negli organi producendo stati di benessere e ringiovanimento (inteso come rinnovamento energetico cellulare) migliorando la qualità della vita.

Il Tao Yoga nella Danza delle Stagioni

Tao Yoga - Riconoscersi nel Macrocosmo

Gong Meditation

secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan

L'incontro prevede l'esecuzione di alcune kriya (sequenze) di asana (posture), che potrebbero comprendere pranayama (controllo del soffio vitale), bandha (contrazioni), mudra (sigilli), mantra (strumenti per pensare), drishti (concentrazioni dello sguardo) per preparare il sistema mente-corpo a rilassarsi e ad abbandonarsi ai successivi 31 minuti di Gong Meditation, in cui si è comodamente sdraiati a terra a ricevere il suono dal vivo. La pratica è aperta a tutti, si consiglia di portare con sè abbigliamento comodo ed una coperta per agevolare il rilassamento e per non essere disturbati da alterazioni termiche. È possibile prenotarsi per effettuare sessioni individuali.

L'esperienza della meditazione sonora affonda le sue radici nelle più antiche origini dell'umanità, quando l'uomo iniziò ad utilizzare il suono per connettere la propria anima al Divino (iniziazioni, matrimoni, funerali, cerimonie e rituali in genere) attribuendo al gong un significato altro rispetto a quello di comune strumento musicale.

La tecnologia del suono volta ad ottenere stati di coscienza straordinari era quindi già conosciuta fin dagli albori dello Yoga, tanto da essere citata in numerosi testi 1 quale mezzo utile per veicolare l'adepto all'ascolto del suono interiore incausato (anahata nada) e per condurlo al percorso verso la realizzazione. Il Nada Yoga (lo Yoga del suono), per esempio, è volto esclusivamente ad educare l'adepto ad apprendere la tecnica che consente la percezione del suono interiore.

Yogi Bhajan, Maestro di Kundalini Yoga e di Gong Meditation afferma che "Il gong è il suono della Creatività stessa. Chi suona il gong suona l'Universo. Da esso nascono tutta la musica, tutti i suoni e tutte le parole. Il suono del gong è il nucleo del Verbo". Con queste parole egli abbraccia la concezione fonematica della realtà comune a numerose dottrine, tutto ha origine dal suono, tutto è suono e tutto vibra ad una specifica frequenza.

La pratica del gong porta l'ascoltatore ad allineare la propria frequenza individuale con quella universale del sound current, quel "suono corrente" che tutto permea e che diede origine all'intero Universo; in tal modo si esprime una delle modalità in cui il sè finito può dissolversi nel Sè Infinito conseguendo l'unione yogica. Nello Yoga, la vibrazione sonora del gong si impiega come "agente di trasformazione", essa è infatti in grado di ampliare lo stato meditativo che ne nasce spontaneo, permette di percepire la forza vitale – prana – e di sperimentare l'espansione della coscienza.

È interessante sottolineare che la percezione del suono è puramente individuale, ovvero, ogni partecipante, abbandonando sè stesso alla vibrazione sonora, udirà la complessità dei toni sperimentandone la duplice influenza interna ed esterna, che lo trasporterà in uno spazio di ascolto e di contatto percettivo di sè (visualizzazioni, sensazioni, emozioni e così via) producendo contemporaneamente uno stato di profondo rilassamento.

Quest'ultimo permetterà all'ascoltatore e al suono di dissolversi in un'unità, così come avviene nella pratica di matrice tantrica del Laya Yoga, lo "Yoga della dissoluzione", tanto simile al Kundalini Yoga; le onde sonore sospenderanno i pensieri della mente conducendo l'ascoltatore ad uno stato di vuoto, shunya, punto zero, lo stato originario e potenziale del nulla, in cui è possibile accedere al Verò Sè.

Yogi Bhajan sostiene che la mente si arrende al suono del gong nell'arco di tempo compreso tra i 3 e i 90 secondi ed inoltre afferma che "per la mente il suono del gong è come la madre e il padre che le diedero nascita. La mente non ha il potere di resistere ad un gong suonato bene".

Allo stesso modo, ogni sessione di Gong Meditation sarà un'esperienza differente, unica ed irripetibile anche per chi la conduce.

Dal punto di vista della fisiologia sottile, il suono del gong è in grado di bilanciare i chakra ("centri" energetici), il sistema dei dieci corpi del Kundalini Yoga di Yogi Bhajan e l'allineamento del complesso delle nadi ("canali" o meridiani); ciò produce un conseguente riequilibrio del sistema nervoso, del sistema endocrino (in particolare delle ghiandole pituitaria e pineale corrispondenti al sesto e settimo chakra), un miglioramento delle facoltà degli emisferi cerebrali e una maggior circolazione dei fluidi interni.

Il gong viene consideato come un ponte tra il regno grossolano degli elementi e il regno sottile del suono e del silenzio. Esso verrà suonato in relazione alla presenza del gruppo di partecipanti e alla sua "intelligenza energetica".



Se mediterete sul suono primordiale, vedrete l'invisibile, udirete l'inudibile e percepirete l'impercettibile -Yogi Bhajan-

1 Dallo Hatha Yoga Pradipika: "Durante la fase iniziale della pratica si ode un suono forte e vario; poi, quando la pratica progredisce, si ode un suono sempre più sottile. All'inizio i suoni sembrano prodotti dall'oceano, dalle nubi tempestose, dai timpani, dal tamburo jharjhara. Nello stadio di mezzo sembrano quelli del tamburo mardala, della conchiglia, del gong e del corno. Alla fine sono suoni come di campanellini, di flauto, di vina e di api. Questi sono i multiformi suoni che si odono all'interno del corpo." (IV, 84,85,86)

SAT NAM RASAYAN

Trattamenti individuali di Sat Nam Rasayan

Sat Nam RasaYan

"Il Sat Nam Rasayan é una tecnica meditativa, é una forma di cura molto precisa. È l'arte del curare attraverso quella funzione della mente meditativa che chiamiamo mente meditativa proiettiva. Tu sei la persona che si fa curare, eppure ti trovi in condizione di fare esperienza dello stato della mente meditativa, dello stato naturale della mente esattamente come se fossi uno yogi. E questo accade attraverso l'intervento di un altro, il praticante di Sat Nam Rasayan. O ancora: il Sat Nam Rasayan permette a chi si fa curare l'esperienza dello stato meditativo della mente." Guru Dev Singh; A. Espinosa, Sat Nam Rasayan. L'arte della cura, edizioni e/o, Roma, 2002, pag. 17.

"La mente meditativa é uno stato naturale della mente. Non possiamo definirla, ma solo descriverla nel confronto con la mente positiva, quella che agisce, e con la mente negativa, quella che discrimina. La mente meditativa é la mente neutra che osserva entrambe e decide." Guru Dev Singh; A. Espinosa, Sat Nam Rasayan. L'arte della cura, edizioni e/o, Roma, 2002, pag. 13.

Il Sat Nam Rasayan, espressione traducibile come “rilassamento profondo - o cura - nel Vero Nome, nella Vera Identità”, è il ramo curativo del sistema del Kundalini Yoga elaborato da Yogi Bhajan. Guru Dev Singh Khalsa (Puebla, Messico, 1948) è stato riconosciuto da Yogi Bhajan come Maestro di questa antica tradizione e, ad oggi, diverse centinaia di persone da tutto il globo, fra cui praticanti di Kundalini yoga, medici, terapeuti, curatori di diverse formazioni o semplicemente studenti e ricercatori spirituali, ne condividono la dottrina.

È un'esperienza complessa da definire o descrivere, ma chi l'ha sperimentata o chi conosce lo spazio meditativo a cui porta la pratica dello yoga, è in grado di riconoscerla. Durante la meditazione, l'utilizzo della consapevolezza permette al guaritore di equalizzare, termine che descrive la condizione in cui le percezioni vengono ricondotte ad una stessa, unica frequenza. Contemporaneamente al processo meditativo, egli trascende lo stato dell'ego e si fonde con l'altro permettendo un ribilanciamento dello squilibrio, o della malattia, della persona che si sta facendo curare.

Così come nella pratica del Kundalini yoga l'allievo sperimenta lo stato di shunya attraverso la meditazione, così nel Sat Nam Rasayan egli consegue la medesima condizione attraverso la contemplazione nella mente meditativa. Quest'ultima, inoltre, è definita anche proiettiva in quanto è dal puro stato meditativo che si proietta la cura.

Tutto ciò non avviene attraverso il massaggio, il tocco, la canalizzazione dell'energia o l'utilizzo di altri strumenti, ma per mezzo della pura percezione di come il paziente si manifesta nel guaritore. Quando quest'ultimo permette all'altro di esistere in sé, attraverso le sue proprie sensazioni, in quel momento si realizza la cura.

La malattia, secondo il Sat Nam Rasayan, trae alimento dal paradossale sostegno che i pazienti danno ai propri conflitti, quasi non li volessero veramente vincere e superare: è come se gli individui traessero un’idea di identità dallo squilibrio che da forma alla patologia. Guru Dev Singh; A. Espinosa, Sat Nam Rasayan. L'arte della cura, edizioni e/o, Roma, 2002, pag. 143.

Quest'arte curativa era tradizionalmente tramandata da Maestro a discepolo attraverso il solo tramite della meditazione, nel silenzio; ed é con questa modalità che Yogi Bhajan ha trasmesso, agli inizi degli anni Settanta, il Sat Nam Rasayan a Guru Dev Singh Khalsa affinché egli potesse continuare ad insegnarlo in tutto il mondo.