Kundalini Yoga

secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan

Kundalini – “il ricciolo dell’Amato” – è la metafora che indica il movimento fluttuante di energia e consapevolezza che esiste in ogni Uomo e che consente al nostro Sé Individuale di unirsi al Sé Universale, alla Coscienza Suprema.

L’energia Kundalini viene generalmente rappresentata con un serpente dorato dormiente alla base della colonna vertebrale, in attesa di essere risvegliato. Non è altro che l’energia della consapevolezza che attende di espandersi.

Nel corso dei millenni sono state elaborate numerosissime mappe energetiche, vere e proprie sequenze che coinvolgono sia il fisico sia la psiche, che hanno lo scopo di risvegliare l’energia Kundalini e l’espansione della consapevolezza. Il Maestro Yogi Bhajan (1929- 2004) le ha portate in Occidente negli anni Sessanta, sbalordendo il mondo occidentale già in fermento. Il Kundalini Yoga è infatti una scienza e, come tale, dà al praticante la possibilità di mantenere o di ristabilire il proprio benessere psicofisico. Diceva Yogi Bhajan: Il corpo umano è lo strumento dell’esperienza divina. È il più alto regalo di Dio.

Quando, pur rimanendo noi stessi, espandiamo la consapevolezza verso l’Infinito, la nostra identità “finita” interagisce con la nostra identità potenzialmente “infinita”. L’Infinito è infatti la nostra origine e la nostra Identità.

Come un serpente, quindi, cambieremo pelle per rinnovarci e trasformarci: la mente tenderà a rimanere neutrale e, accettando con gioia il proprio cambiamento costante, il corpo fisico si rafforzerà per contenere la potente energia che ne scaturisce.

Il Kundalini Yoga è un know-how che ci permette di esplorare e riconoscere la nostra dimensione di esseri appartenenti all'Infinito, la nostra capacità di entrare in profondità in noi stessi, ricontattando la nostra Vera natura e il nostro stesso potenziale.

Nella Verità quindi ritroviamo e riconosciamo la nostra Vera Identità. È questo il significato del bija mantra SAT NAM, che chiude le lezioni.

Attraverso tecniche precise, il Kundalini Yoga ci dà gli strumenti per mantenere o riconquistare un buono stato di salute e per raggiungere l’equilibrio interiore. Rafforza infatti il sistema nervoso, scioglie la colonna vertebrale, sostiene il sistema immunitario, fa lavorare le ghiandole, riattiva la circolazione e favorisce l'espansione della consapevolezza in ogni manifestazione della vita quotidiana proteggendoci nell' impatto con l' ambiente che ci circonda.

La pratica costante garantisce libertà dallo stress e un significativo accumulo di vigore creativo, quello che ci farà trasformare una vita energeticamente mediocre in una ricca di piacere, salute e armonia.


Yogi Bhajan Yogi Bhajan

Kriya - la classe

Kundalini Yoga

Ogni classe di Kundalini Yoga si apre con l’Adi Mantra, la cui recitazione ci mette in contatto con la Catena d’Oro dei Maestri che ci hanno preceduto e che ci riportano alla vibrazione originaria dell’Uno. È un inchino al Maestro Divino che è in noi e permette di creare lo spazio sacro per la nostra pratica.

Gli esercizi proposti lavorano sul potenziamento del corpo fisico rendendolo presente e pronto ad accogliere l’energia rinnovata. Lavorano sulla stimolazione di Prana – l’energia di accumulazione – e di Apana – l’energia di eliminazione – che se forti e bilanciate, tendono a equilibrare tutti i livelli del Prana e a unirsi nel Nabhi – il punto dell’Ombelico – aprendo le porte al flusso della Kundalini, all’energia dell’Anima, alla Consapevolezza.

Le Asana – posture – sono accompagnate da Mudra – posizioni delle mani – da specifici Pranayama – respirazioni – e dalla recitazione di Mantra – suoni spirituali.

Segue un lungo rilassamento per dare tempo al corpo fisico di riposare e al Prana di circolare correttamente.

Al termine, lo spazio meditativo cosiddetto di espansione favorisce l’unione della Coscienza del singolo con la Coscienza Suprema.

Ogni classe di Kundalini Yoga si chiude con la recitazione del Bija Mantra SAT NAM, che sigilla lo spazio pranico nel rispetto della “Vera Identità”.

Books

La Kundalini, l'energia divina in noiLa Kundalini, l'energia divina in noi

di Maria Angelillo e Stefania Floreani

Info

Recensioni / Patrizia Sanvitale

Recensioni / Claudio Castellacci


Articoli

Di seguito potete consultare gli articoli da me pubblicati sulla rivista Vivere lo Yoga . E' possibile scaricare una copia dell'articolo nella sezione News&Multimedia

Il Tao Yoga nella danza delle stagioni

Tao Yoga - Riconoscersi nel macrocosmo


Stefania Floreani Yoga

Tai Chi Chi Kung

E’ attraverso il Tai Chi Chi Kung (13 movimenti) che tutti gli insegnamenti del Taoyoga possono essere fusi in una danza estatica di meditazione che attiva circuiti energetici, rafforza il corpo e dona elasticità ed energia ai tendini.

E’ una forma molto antica, ma semplice da praticare, che contiene tutti i movimenti essenziali del Tai Chi; è di rapido apprendimento e permette di acquisire le metodologie apprese durante gli esercizi delle tecniche taoiste. Ciò consente all’allievo di entrare in profondità nella pratica, dando modo di sperimentare la “struttura interna” del corpo ovvero di comprendere le geometrie interne alle posizioni dinamiche e la perfezione della respirazione nella sua espressione di scambio energetico con l’ambiente.

Per i taoisti la vita è un'eterna danza tra gli opposti che si compenetrano: il Tai Chi Chi Kung, che è parte integrante della tradizione taoista, è l'espressione del Tao stesso e la sua struttura interna è ciò che permette al corpo di muoversi nell'Unità.

Attraverso questa disciplina è possibile imparare di nuovo a muoversi liberamente, in modo naturale, con tutte le parti del corpo in armonia e unità, sia strutturalmente che energeticamente. Il termine Chi Kung viene aggiunto dal Maestro Mantak Chia per indicare questo raffinato lavoro di ascolto del flusso energetico, in modo da poterlo gestire, trasformare ed arrivare ad ottenere uno stato di equilibrio interno. Secondo il Maestro questa è la base della pratica di ogni Tai Chi.

I sei suoni curativi del sistema taoista

suoni curativiPer i saggi taoisti la psiche non si trova nel cervello, ma in tutto il corpo. Il corpo pensa e si emoziona, la qualità della vita ne viene influenzata. Governare le emozioni ci permette di condurre un'esistenza armonica e sana, viceversa saremo vissuti dalle nostre emozioni. Le emozioni negative ci avvicinano alla malattia nel produrre squilibri che sempre più ci allontanano dalla nostra vera essenza.

Al fine di sfruttare a pieno le potenzialità della vita e consapevoli dell’enorme potenzialità dei processi emozionali, gli antichi saggi taoisti hanno scoperto una serie di suoni/vibrazioni, che permette agli organi di trasformare le emozioni codificate e non, riequilibrandole per sfruttare al massimo il loro potenziale evolutivo di trasformazione. Il suono degli organi corrisponde alla vibrazione dell’organo stesso quando è sano ed in armonia; attraverso il principio fisico della risonanza, l'organo lo riconosce e attraverso di esso si purifica, si sintonizza su un piano più consono ed equilibrato. Proprio come accordare uno strumento musicale.

La pratica dei suoni curativi taoisti migliora il benessere, il flusso energetico e il riequilibrio Yin e Yang nel sistema mente-corpo; bilancia le emozioni trasformandole in virtù (dimensione dell'anima, autenticità); porta a percepire gli organi in termini energetici, di calore, di pulsazione fino a coglierne lo Shen (la luminosa intelligenza spirituale); il dialogo con gli organi è continua trasformazione e autoguarigione. Attraverso il veicolo del suono, il Chi -soffio vitale- scende in profondità negli organi producendo stati di benessere e ringiovanimento (inteso come rinnovamento energetico cellulare) migliorando la qualità della vita.

Il Tao Yoga nella Danza delle Stagioni

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Gong Meditation

secondo gli insegnamenti di Yogi Bhajan

L'incontro prevede l'esecuzione di alcune kriya (sequenze) di asana (posture), che potrebbero comprendere pranayama (controllo del soffio vitale), bandha (contrazioni), mudra (sigilli), mantra (strumenti per pensare), drishti (concentrazioni dello sguardo) per preparare il sistema mente-corpo a rilassarsi e ad abbandonarsi ai successivi 31 minuti di Gong Meditation, in cui si è comodamente sdraiati a terra a ricevere il suono dal vivo. La pratica è aperta a tutti, si consiglia di portare con sè abbigliamento comodo ed una coperta per agevolare il rilassamento e per non essere disturbati da alterazioni termiche. È possibile prenotarsi per effettuare sessioni individuali.

L'esperienza della meditazione sonora affonda le sue radici nelle più antiche origini dell'umanità, quando l'uomo iniziò ad utilizzare il suono per connettere la propria anima al Divino (iniziazioni, matrimoni, funerali, cerimonie e rituali in genere) attribuendo al gong un significato altro rispetto a quello di comune strumento musicale.

La tecnologia del suono volta ad ottenere stati di coscienza straordinari era quindi già conosciuta fin dagli albori dello Yoga, tanto da essere citata in numerosi testi 1 quale mezzo utile per veicolare l'adepto all'ascolto del suono interiore incausato (anahata nada) e per condurlo al percorso verso la realizzazione. Il Nada Yoga (lo Yoga del suono), per esempio, è volto esclusivamente ad educare l'adepto ad apprendere la tecnica che consente la percezione del suono interiore.

Yogi Bhajan, Maestro di Kundalini Yoga e di Gong Meditation afferma che "Il gong è il suono della Creatività stessa. Chi suona il gong suona l'Universo. Da esso nascono tutta la musica, tutti i suoni e tutte le parole. Il suono del gong è il nucleo del Verbo". Con queste parole egli abbraccia la concezione fonematica della realtà comune a numerose dottrine, tutto ha origine dal suono, tutto è suono e tutto vibra ad una specifica frequenza.

La pratica del gong porta l'ascoltatore ad allineare la propria frequenza individuale con quella universale del sound current, quel "suono corrente" che tutto permea e che diede origine all'intero Universo; in tal modo si esprime una delle modalità in cui il sè finito può dissolversi nel Sè Infinito conseguendo l'unione yogica. Nello Yoga, la vibrazione sonora del gong si impiega come "agente di trasformazione", essa è infatti in grado di ampliare lo stato meditativo che ne nasce spontaneo, permette di percepire la forza vitale – prana – e di sperimentare l'espansione della coscienza.

È interessante sottolineare che la percezione del suono è puramente individuale, ovvero, ogni partecipante, abbandonando sè stesso alla vibrazione sonora, udirà la complessità dei toni sperimentandone la duplice influenza interna ed esterna, che lo trasporterà in uno spazio di ascolto e di contatto percettivo di sè (visualizzazioni, sensazioni, emozioni e così via) producendo contemporaneamente uno stato di profondo rilassamento.

Quest'ultimo permetterà all'ascoltatore e al suono di dissolversi in un'unità, così come avviene nella pratica di matrice tantrica del Laya Yoga, lo "Yoga della dissoluzione", tanto simile al Kundalini Yoga; le onde sonore sospenderanno i pensieri della mente conducendo l'ascoltatore ad uno stato di vuoto, shunya, punto zero, lo stato originario e potenziale del nulla, in cui è possibile accedere al Verò Sè.

Yogi Bhajan sostiene che la mente si arrende al suono del gong nell'arco di tempo compreso tra i 3 e i 90 secondi ed inoltre afferma che "per la mente il suono del gong è come la madre e il padre che le diedero nascita. La mente non ha il potere di resistere ad un gong suonato bene".

Allo stesso modo, ogni sessione di Gong Meditation sarà un'esperienza differente, unica ed irripetibile anche per chi la conduce.

Dal punto di vista della fisiologia sottile, il suono del gong è in grado di bilanciare i chakra ("centri" energetici), il sistema dei dieci corpi del Kundalini Yoga di Yogi Bhajan e l'allineamento del complesso delle nadi ("canali" o meridiani); ciò produce un conseguente riequilibrio del sistema nervoso, del sistema endocrino (in particolare delle ghiandole pituitaria e pineale corrispondenti al sesto e settimo chakra), un miglioramento delle facoltà degli emisferi cerebrali e una maggior circolazione dei fluidi interni.

Il gong viene consideato come un ponte tra il regno grossolano degli elementi e il regno sottile del suono e del silenzio. Esso verrà suonato in relazione alla presenza del gruppo di partecipanti e alla sua "intelligenza energetica".



Se mediterete sul suono primordiale, vedrete l'invisibile, udirete l'inudibile e percepirete l'impercettibile -Yogi Bhajan-

1 Dallo Hatha Yoga Pradipika: "Durante la fase iniziale della pratica si ode un suono forte e vario; poi, quando la pratica progredisce, si ode un suono sempre più sottile. All'inizio i suoni sembrano prodotti dall'oceano, dalle nubi tempestose, dai timpani, dal tamburo jharjhara. Nello stadio di mezzo sembrano quelli del tamburo mardala, della conchiglia, del gong e del corno. Alla fine sono suoni come di campanellini, di flauto, di vina e di api. Questi sono i multiformi suoni che si odono all'interno del corpo." (IV, 84,85,86)

SAT NAM RASAYAN

Trattamenti individuali di Sat Nam Rasayan

Sat Nam RasaYan

"Il Sat Nam Rasayan é una tecnica meditativa, é una forma di cura molto precisa. È l'arte del curare attraverso quella funzione della mente meditativa che chiamiamo mente meditativa proiettiva. Tu sei la persona che si fa curare, eppure ti trovi in condizione di fare esperienza dello stato della mente meditativa, dello stato naturale della mente esattamente come se fossi uno yogi. E questo accade attraverso l'intervento di un altro, il praticante di Sat Nam Rasayan. O ancora: il Sat Nam Rasayan permette a chi si fa curare l'esperienza dello stato meditativo della mente." Guru Dev Singh; A. Espinosa, Sat Nam Rasayan. L'arte della cura, edizioni e/o, Roma, 2002, pag. 17.

"La mente meditativa é uno stato naturale della mente. Non possiamo definirla, ma solo descriverla nel confronto con la mente positiva, quella che agisce, e con la mente negativa, quella che discrimina. La mente meditativa é la mente neutra che osserva entrambe e decide." Guru Dev Singh; A. Espinosa, Sat Nam Rasayan. L'arte della cura, edizioni e/o, Roma, 2002, pag. 13.

Il Sat Nam Rasayan, espressione traducibile come “rilassamento profondo - o cura - nel Vero Nome, nella Vera Identità”, è il ramo curativo del sistema del Kundalini Yoga elaborato da Yogi Bhajan. Guru Dev Singh Khalsa (Puebla, Messico, 1948) è stato riconosciuto da Yogi Bhajan come Maestro di questa antica tradizione e, ad oggi, diverse centinaia di persone da tutto il globo, fra cui praticanti di Kundalini yoga, medici, terapeuti, curatori di diverse formazioni o semplicemente studenti e ricercatori spirituali, ne condividono la dottrina.

È un'esperienza complessa da definire o descrivere, ma chi l'ha sperimentata o chi conosce lo spazio meditativo a cui porta la pratica dello yoga, è in grado di riconoscerla. Durante la meditazione, l'utilizzo della consapevolezza permette al guaritore di equalizzare, termine che descrive la condizione in cui le percezioni vengono ricondotte ad una stessa, unica frequenza. Contemporaneamente al processo meditativo, egli trascende lo stato dell'ego e si fonde con l'altro permettendo un ribilanciamento dello squilibrio, o della malattia, della persona che si sta facendo curare.

Così come nella pratica del Kundalini yoga l'allievo sperimenta lo stato di shunya attraverso la meditazione, così nel Sat Nam Rasayan egli consegue la medesima condizione attraverso la contemplazione nella mente meditativa. Quest'ultima, inoltre, è definita anche proiettiva in quanto è dal puro stato meditativo che si proietta la cura.

Tutto ciò non avviene attraverso il massaggio, il tocco, la canalizzazione dell'energia o l'utilizzo di altri strumenti, ma per mezzo della pura percezione di come il paziente si manifesta nel guaritore. Quando quest'ultimo permette all'altro di esistere in sé, attraverso le sue proprie sensazioni, in quel momento si realizza la cura.

La malattia, secondo il Sat Nam Rasayan, trae alimento dal paradossale sostegno che i pazienti danno ai propri conflitti, quasi non li volessero veramente vincere e superare: è come se gli individui traessero un’idea di identità dallo squilibrio che da forma alla patologia. Guru Dev Singh; A. Espinosa, Sat Nam Rasayan. L'arte della cura, edizioni e/o, Roma, 2002, pag. 143.

Quest'arte curativa era tradizionalmente tramandata da Maestro a discepolo attraverso il solo tramite della meditazione, nel silenzio; ed é con questa modalità che Yogi Bhajan ha trasmesso, agli inizi degli anni Settanta, il Sat Nam Rasayan a Guru Dev Singh Khalsa affinché egli potesse continuare ad insegnarlo in tutto il mondo.